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Parco Archeologico di Paestum e Velia - Area archeologica di Velia

Ascea

La città di Elea, chiamata dai Romani Velia, fu fondata intorno al 540 a.C. da profughi di Focea, città greca collocata sulle coste dell’attuale Turchia. Gli esuli, assediati dai Persiani, intrapresero un lungo viaggio nel Mediterraneo, prima di trovare la sede dove fondare la loro nuova città.

Elea assunse ben presto un ruolo di grande importanza che mantenne intatto per molti secoli. Fu sede della scuola filosofica eleatica, animata da Parmenide e Zenone, i quali contribuirono in maniera diretta alla vita politica ed al benessere della città.

Nel corso del IV secolo a.C. resistette alla pressione dei Lucani e dei vicini abitanti di Poseidonia-Paestum. Tra il III-II secolo a.C. consolidò i rapporti con Roma cui forniva navi e sedi portuali, oltre che fanciulle come sacerdotesse di Demetra. Un secolo dopo, Elea assunse lo statuto di municipio romano, pur conservando la propria autonomia, linguistica e monetale. Vivrà un periodo di prosperità fino almeno al III secolo d.C. quando iniziò un periodo di progressiva decadenza dovuto probabilmente all'insabbiamento dei porti ed all'affermarsi di vie di comunicazione più interne.

In periodo medievale, XI secolo d.C., venne realizzata una cittadella fortificata sull'acropoli che ancora oggi caratterizza il paesaggio velino.

Nel sito della città di Elea sono conservate numerose testimonianze archeologiche risalenti a vari periodi: dagli anni della fondazione alle fasi medievale e moderna. I resti archeologiche compongono un originale quadro di sovrapposizioni e si inseriscono in uno scenario naturale composto da macchia mediterranea, rigogliosi uliveti e querceti. Il connubio tra elementi architettonici antichi e risorse botaniche si sviluppo sullo sfondo di una geografia mossa e quasi impervia, laddove alle aree pianeggianti della città bassa, a ridosso della costa, si oppone il rilievo del promontorio dell’acropoli e della dorsale collinare più interna, segnata dalla linea delle fortificazioni. Morfologia, archeologia e flora si saldano a creare un paesaggio unico.

Il percorso di visita, dotato di pannelli didascalici, comincia dalla città bassa, dove gran parte degli edifici risalgono ad età ellenistica e romana. Il viale d’ingresso costeggia la cinta muraria, le cui prime fasi risalgono al VI secolo a.C. Avanzata rispetto alle mura è una necropoli di età romano-imperiale (I–II secolo d.C.) di cui sono visibili sepolture individuali e recinti funerari.

Superata la necropoli,l’accesso alla città avviene attraverso Porta Marina Sud protetta da una torre quadrangolare di cui si apprezzano due fasi costruttive: la prima della prima metà del V secolo a.C. riconoscibile dai blocchi parallelepipedi di arenaria, la seconda, databile al III secolo a.C., realizzata con  blocchi di conglomerato.

Da Porta Marina Sud il percorso procede tra gli isolati della città bassa. In particolare si visitano l’insula II, occupata da un edificio con criptoportico di età augustea (31 a.C. – 14 d.C.) variamente interpretato come palestra o scuola medica e le residenze di età imperiale dell’insula I.

Oltre le due insule, procedendo verso l’interno, è l’edificio ritrovato nell'area della Masseria Cobellis. Si tratta di un raffinato fabbricato di carattere pubblico di età medio-imperiale realizzato su due livelli e su un rigoroso progetto di impianto simmetrico. Lungo l’asse centrale dell’edificio si dispongono un ninfeo e una vasca, ai lati rampe rivestite con lastre marmoree parzialmente conservate.

Superati gli isolati di abitazioni e gli edifici pubblici della città bassa si procede sulla via di Porta Rosa, costeggiata nella porzione iniziale dalla terme adrianee (II secolo d.C.) dove sono visibili vari ambienti del calidarium e la sala del frigidarium, quest’ultima decorata da un mosaico con tessere bianche e nere, raffigurante animali e mostri marini.

Oltre, la strada conduce alla cosiddetta agorà, altrimenti interpretata come santuario di Asclepio, divinità medica e guaritrice. L’area è organizzata su tre livelli sovrapposti ed ospita porticati, celle e fontane. L’impianto, risalente nella sua forma finale al II secolo a.C., è alimentato dall'acqua della sorgente Hyele collocata più in alto. Essa già serviva in età ellenistica un complesso termale con vasche per il bagno caldo e vani di servizio.

Continuando a seguire il percorso della via di porta Rosa si arriva in una gola profonda che permette il passaggio verso la zona settentrionale della città, zona non ancora esplorata. Il punto di passaggio è organizzato con un varco a volta che compone il più celebre monumento di Elea:  Porta Rosa.

Volgendo il passo verso l’area dell’Acropoli, si può visitare il più antico abitato di Velia (VI secolo a. C.), di cui sono visibili i resti di diverse abitazioni, piccoli edifici di una o due stanze, addossati gli uni sugli altri, ai margini di una strada tortuosa. Si tratta del cosiddetto villaggio arcaico, non un impianto regolare e uniforme con vie tagliate ad angolo retto ed isolati di uguali dimensioni, bensì un agglomerato denso di case che si adatta e si armonizza al carattere accidentato e scosceso del versante del promontorio che occupa. Esso fu abbandonato ed obliterato al principio del V secolo a.C., poche generazioni dopo la fondazione della città, per permettere la costruzione degli edifici pubblici, civili e religiosi collocati sulla terrazza superiore del promontorio: l’acropoli.

Qui sono visibili i monumenti di rappresentanza di Elea/Velia, quelli utilizzati per le adunanze politiche, quelli per le celebrazioni sacre identitarie e quelli dedicate ai ludi scenici. Il teatro, ad esempio, la cui ultima fase risale ad età romana, e che probabilmente servì anche come luogo assembleare; il tempio di età ellenistica, verosimilmente realizzato al posto di un edificio sacro più antico e probabilmente dedicato ad Atena;  i grandi muri di terrazzamento, opere minuziose di sistemazione e regolarizzazione dell’aspra morfologia dell’acropoli; l’ingresso monumentale al santuario, soluzione scenografica che dava magniloquenza a l’intera area e ne contingentava l’accesso. Tutti questi edifici vennero in parte inglobati nella cittadella di età medievale della quale si rendono ancora visibili la torre e le due chiese, la cappella Palatina di San Quirino e la chiesa di Santa Maria.

Dall'Acropoli il panorama si apre con notevole ampiezza. Con un sol colpo è possibile abbracciare il litorale tirrenico da Punta Licosa a Capo Palinuro e oltre; verso l’interno le piane dell'Alento e della Fiumarella, i monti del Cilento e gli Alburni.

Indirizzo

piazzale Amedeo Maiuri
84046 Ascea

Orari

Dalle ore 10:00 alle ore 19:30 (ultimo ingresso 18:50), dal lunedì alla domenica

Situazione Emergenziale Aperture :

Aperture Attive

Informazioni

www.paestum.museum
pa-paeve@beniculturali.it
Tel: +39 0974 972396
Chiusura: Lunedì
Intero: da dicembre a febbraio - ORDINARIO: intero € 6 / ridotto € 2 (ragazzi da 18 a 25 anni) - BIGLIETTO FAMIGLIA (2 adulti + uno o più bambini e ragazzi fino a 25 anni): € 10. da marzo a novembre - ORDINARIO: intero € 12 / ridotto € 2 (ragazzi da 18 a 2
Ridotto: € 2,00 (dai 18 ai 25 anni)