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Discorso del Direttore generale Musei al convegno “Museology and Values”

Si pubblica il testo del Direttore generale Musei, Antonio Lampis, presentato dal Direttore del Polo museale della Toscana, Stefano Casciu, al convegno internazionale “Museology and Values”, che si è tenuto il 28 e 29 settembre 2018, presso l’Auditorium Fondazione Cassa di Risparmio a Firenze.

«Sono particolarmente lieto che questo convegno voglia approfondire il tema del rinnovato ruolo dei musei nella società, un tema a me particolarmente caro e sul quale ho spesso riflettuto in pubblico.

In Italia la Costituzione impone alla Repubblica di promuovere lo “sviluppo della cultura”, è questo infatti il disposto fondamentale dell’articolo 9 della Costituzione italiana (anche se l’articolo è troppo spesso ricordato solo perché menziona la tutela). I musei improvvisamente diventano l’istituzione culturale che alimenta quello sviluppo con dati inequivocabili: le famiglie e “i forestieri” hanno messo massicciamente mano al portafoglio per visitarli, si sono sobbarcati code e percorsi ardui di apprendimento. Un fatto eccezionale in Europa e storico per l’Italia. I direttori dei musei hanno impresso una svolta, superando condizioni di estrema difficoltà, e i Poli museali stanno riavviando il loro compito fondamentale e strategico per la Nazione, di coinvolgimento delle popolazioni e dei turisti nei territori diversi dalle grandi città, superando la frattura, evidente in tutto il mondo nella sua recente drammaticità, tra le popolazioni rurali o dei piccoli paesi periferici e quelle delle città e dei distretti ad alto sviluppo culturale ed economico.

Nel 2004 due noti economisti della cultura presentarono un saggio dal titolo “Il museo invisibile”. Oggi la situazione in Italia è diametralmente rivoluzionata. L’approvazione dei nuovi livelli minimi di qualità (frutto di anni di concertazione allargata) e l’avvio del Sistema Museale Nazionale saranno di ulteriore rafforzamento per il settore. Ad esempio va ricordato come sia alta l’attribuzione del punteggio nei livelli di qualità per il saper effettuare una efficace rendicontazione sociale.

La fruizione di musei e siti archeologici è stata recentemente definita dal Parlamento “servizio pubblico essenziale”, comprimendo persino il diritto costituzionale di sciopero e riconoscendo così il valore della cultura e della formazione quale diritto primario. Un altro decisivo passo verso la welfarizzazione della cultura, il sentire il museo come necessità, al pari di una scuola, della ferrovia o di un ambulatorio.

Gli economisti e gli studi sociali dimostrano come l’allargamento della partecipazione culturale crei cittadini più consapevoli a rinforzo delle istanze democratiche, consumatori di livello più elevato a rinforzo delle attese di sviluppo economico, occupazione per la generazione tradita dall’ultima crisi economica, che ostinatamente continua a studiare il patrimonio culturale e merita di essere impiegata per la sua tutela e conoscenza avanzata. Mi pare che gli auspici del convegno verso l’Umanità siano fondati su forti presupposti. La configurazione di un più forte ruolo sociale è quindi già ora molto più concreta del passato.

Necessita ancora un nuovo impegno dei giovani professionisti archeologi, storici d’arte e architetti per una revisione degli allestimenti che sappia parlare alle nuove generazioni, con l’obiettivo di offrire loro “effettive esperienze di conoscenza”, ben consci che la catalogazione del sapere è ormai completamente differente nelle menti più giovani rispetto al nostro passato.

Vanno poi ricordati i benefici per la salute dati dall’esposizione all’arte, benefici ormai oggetto non più di intuizioni, ma di studi medici assodati, e va ricordato l’imperativo di mantenere una relazione viva tra qualunque museo e il lavoro degli artisti contemporanei e viventi, sicché si generi la consapevolezza che il patrimonio è costantemente alimentato, che accanto al culto delle ceneri vive nei musei “la custodia del fuoco” ».

Antonio Lampis, Direttore generale Musei MiBAC