Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo

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Qual è il ruolo della Direzione generale Musei? Quali sono le sue funzioni e come è organizzata?

Mission

La Direzione generale Musei ha l’obiettivo di favorire la ricerca e la diffusione delle conoscenze riguardanti il patrimonio culturale italiano custodito nei musei e rappresentato nei luoghi della cultura, al fine di condividerne valori e originalità con il resto del mondo.

Lavora per assicurare l’accessibilità totale e la fruizione del patrimonio culturale monitorando l’efficienza e la qualità dei servizi al pubblico.

Intende fidelizzare i pubblici dei musei e dei luoghi della cultura anche attraverso l’impiego di nuove tecnologie e dei social media.

Sostiene la nascita di reti territoriali che coinvolgano diversi attori, nell’ambito delle loro competenze, al fine di valorizzare pienamente il “museo diffuso” che caratterizza il paesaggio culturale italiano.

Promuove sistemi innovativi di gestione, anche partecipata, dei musei e dei luoghi della cultura.

Progetta il futuro attraverso la conservazione del patrimonio e la promozione della creatività, della qualità della vita e delle diversità culturali presenti nel territorio.

Funzioni

  • Cosa fa la Direzione generale

    • 01 Guida e coordina i musei statali italiani

      Svolge funzioni d'indirizzo e controllo ed elabora linee guida in conformità con i più elevati standard internazionali, aiutando i musei italiani a crescere e migliorare.

    • 02 Valorizza il patrimonio culturale statale

      Svolge funzioni e compiti di valorizzazione del patrimonio culturale statale favorendo le politiche di integrazione dei beni culturali e del paesaggio a livello territoriale.

    • 03 Regola e favorisce l’accessibilità alle strutture

      Elabora linee guida in materia di orari di apertura, bigliettazione e politiche dei prezzi per l'accesso ai musei e ai luoghi della cultura statali.

    • 04 Lavora sul territorio

      Cura il coordinamento fra le regioni, gli enti pubblici e privati, offre sostegno tecnico-amministrativo a livello nazionale e promuove la costituzione di poli museali locali per una gestione integrata delle attività di musei e luoghi della cultura.

    • 05 Cura le iniziative culturali

      Promuove accordi e facilita lo scambio di opere a livello internazionale, stabilisce i criteri di prestito di beni e dichiara il rilevante interesse culturale o scientifico di mostre, manifestazioni ed esposizioni.

    • 06 Monitora la qualità

      Aggiorna costantemente la carta dei servizi, elabora parametri qualitativi in conformità con gli standard ICOM e verifica il rispetto dell’insieme delle linee guida da parte dei musei statali.

    • 07 Incoraggia la partecipazione attiva

      Redige e pubblica un rapporto annuale sulla gestione dei servizi museali, promuove e gestisce progetti di sensibilizzazione e campagne pubbliche di raccolta fondi di interesse culturale.

    Ugo Soragni
    Direttore generale Musei

    06 6723 4935

    Ugo Soragni (7 agosto 1953, Vicenza) inizia la sua carriera nel Ministero dei beni culturali a Verona, nel 1980. Tra il 2000 e il 2001 ha ricoperto il ruolo di Soprintendente prima nelle Marche e poi in Puglia. È stato in seguito nominato Direttore regionale per i beni culturali e paesaggistici del Friuli Venezia Giulia e nel 2007 del Veneto. Si occupa di numerose attività di carattere tecnico – scientifico e di ricerca, pubblica regolarmente volumi e saggi su insediamenti urbanistici storici, storia dell’arte rinascimentale e architettura.

    Nell’ambito dell’attività istituzionale riguardante la valorizzazione e la tutela, si occupa di approfondire specifiche tematiche giuridico amministrative che riguardano i rapporti tra amministrazione statale, enti regionali e locali. Dal 2014, è alla guida della Direzione generale Musei.

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  • Uffici

    La Direzione generale è organizzata in due uffici: il Servizio I che si occupa di affari generali e il Servizio II che si occupa di gestione e valorizzazione dei musei.

    • Servizio I

      Cura le attività connesse alle collezioni museali, programma il bilancio, si occupa di vigilanza, della gestione del personale e risolve eventuali contenziosi.

      Organizzazione e bilancio

      Elabora direttive e circolari esplicative nelle materie di competenza della Direzione generale.

      Predispone gli elementi ai fini della elaborazione di atti normativi e della risposta agli atti parlamentari di indirizzo, controllo e sindacato ispettivo.

      Cura i rapporti con la Corte dei conti e il raccordo con l’O.I.V. nell’adempimento e monitoraggio degli obblighi di pubblicità e trasparenza.

      Fornisce il supporto al Direttore generale nell’attività di vigilanza sui musei dotati di autonomia speciale e al funzionamento del Comitato tecnico-scientifico per i musei e l’economia della cultura.

      Cura l’istruttoria per gli interventi diretti al riequilibrio finanziario tra gli istituti e i luoghi della cultura statali.

      Elabora, anche avvalendosi delle banche dati predisposte dalla Direzione generale Organizzazione, parametri qualitativi e quantitativi, procedure e modelli informatici diretti a valutare la gestione degli istituti e dei luoghi della cultura statali, in termini di economicità, efficienza ed efficacia.

      Promuove l’erogazione di elargizioni liberali da parte dei privati.

      Mostre ed esposizioni in Italia e all’estero

      Cura gli accordi culturali con istituzioni dotate di adeguato prestigio, italiane e straniere, finalizzati alla organizzazione di mostre od esposizioni; la dichiarazione di rilevante interesse culturale o scientifico di mostre od esposizioni di beni culturali; nonché gli adempimenti in materia di acquisti di cose o beni culturali, previo parere del competente Comitato tecnico-scientifico.

      Assume in capo al Ministero i rischi cui sono esposti i beni culturali dei quali sia stata autorizzata la partecipazione a mostre od esposizioni, sul territorio nazionale o all’estero, ai sensi dell’articolo 48, collima 5, del Codice.

      Cura i diritti patrimoniali immateriali rinvenienti allo Stato da mostre, esposizioni o eventi.

      Fornisce il supporto al Direttore generale nella predisposizione, sentiti i competenti organi consultivi, dei criteri e delle linee guida per la ricezione in comodato o in deposito, di cose o beni da parte di istituti e luoghi della cultura, ai sensi dell’art. 44 del Codice.

      Antonio Tarasco
      Direttore Servizio I

      06 6723 4970

      Antonio Tarasco (24 luglio 1975, Portici – Napoli) è dirigente del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo dal 2010 ed è a capo dell’ufficio “Collezioni museali” della Direzione generale Musei dal 2015. Professore associato abilitato in Diritto amministrativo (2015), avvocato (2001), dottore di ricerca presso la Seconda Università di Napoli e specialista in Diritto amministrativo e scienza dell’amministrazione (2003), è stato ricercatore a tempo indeterminato nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università Federico II di Napoli (2007-2010) e professore aggregato in Diritto amministrativo nella Facoltà di Architettura e presso la Scuola di specializzazione per le professioni legali.
      È autore di oltre novanta scritti giuridici in materia di fonti del diritto, beni e attività culturali, procedimento amministrativo, giustizia amministrativa, controlli, ineleggibilità e incandidabilità, sovranità popolare.

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    • Servizio II

      Gestione e valorizzazione dei musei e dei luoghi della cultura. Coordina le attività svolte dalle strutture periferiche e dagli istituti dotati di autonomia speciale.

      Valorizzazione territoriale integrata

      Promuove, anche tramite convenzione con Regioni, enti locali e altri soggetti pubblici e privati, la costituzione di poli museali per la gestione integrata e il coordinamento dell’attività dei musei e dei luoghi della cultura nell’ambito dello stesso territorio.

      Livelli uniformi di qualità

      Elabora modelli, standard, linee guida in materia di gestione e valorizzazione degli istituti e dei luoghi della cultura, con particolare riguardo ai musei, in conformità con gli standard elaborati dall’ICOM.

      Elabora parametri qualitativi e quantitativi, procedure e modelli informatici diretti a valutare la qualità dei servizi di fruizione e di valorizzazione erogati dagli istituti e luoghi della cultura statali.

      Accessibilità e servizi per il pubblico

      Elabora linee guida in materia di orari di apertura, bigliettazione e politiche dei prezzi per l’accesso ai musei e ai luoghi della cultura statali, anche in forma integrata.

      Predispone modelli di bandi di gara e di convenzioni-tipo per l’affidamento dei servizi per il pubblico, nonché per la costituzione di soggetti giuridici per la valorizzazione del patrimonio culturale.

      Elabora il rapporto annuale sulla gestione dei servizi per il pubblico presso gli istituti e i luoghi della cultura.

      Fruizione culturale

      Elabora programmi e promuove iniziative finalizzate all’incremento dell’offerta turistica destinata alla fruizione del patrimonio culturale, con particolare riferimento ai siti e agli elementi dichiarati dall’UNESCO patrimonio culturale o immateriale dell’Umanità.

      Partecipa alla definizione degli indirizzi strategici dei progetti relativi alla promozione turistica degli itinerari culturali e di eccellenza paesaggistica.

      Manuel Roberto Guido
      Direttore Servizio II

      06 6723 4963

      Manuel Roberto Guido (8 gennaio 1952, Caracas, Venezuela) è in servizio al Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo dal 1993. È stato Responsabile dell’Ufficio Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, si è occupato di ricerche e progetti pilota per l’Ufficio Centrale per i Beni Ambientali e Paesaggistici, di studi e rapporti internazionali della DARC – Direzione Generale per l’architettura e l’arte contemporanee e di Valorizzazione del Patrimonio Culturale.

      Docente di Gestione urbanistica, autore di pubblicazioni tecnico-scientifiche e coordinatore di progetti di ricerca nel settore della gestione del patrimonio culturale, è stato direttore del Servizio I della Direzione Generale per la Valorizzazione del Patrimonio Culturale, prima dell’attuale incarico di direttore del Servizio II nella Direzione generale Musei.

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  • Musei statali dotati di autonomia speciale

    La Direzione generale esercita poteri di direzione, indirizzo, coordinamento e controllo sui seguenti istituti e musei di rilevante interesse nazionale, dotati di autonomia scientifica, finanziaria, contabile e organizzativa.

    Tra i musei di rilevante interesse nazionale dotati di autonomia speciale, i seguenti Istituti dipendono funzionalmente dalla Direzione generale.

  • Poli museali regionali

    I Poli, strutture periferiche della Direzione generale, coordinano e promuovono i sistemi museali a livello regionale, favorendo la creazione di servizi integrati e garantendo livelli uniformi di qualità.

    FRUIZIONE PUBBLICA

    Assicurano sul territorio regionale il servizio pubblico di fruizione e di valorizzazione degli istituti e dei luoghi della cultura in consegna o in gestione allo Stato.

    Hanno il compito di definire per i musei di propria pertinenza, strategie e obiettivi comuni di valorizzazione assicurando la più ampia fruizione del patrimonio culturale.

    SISTEMI MUSEALI INTEGRATI

    Definiscono strategie e obiettivi comuni di valorizzazione nel territorio di competenza.

    Coordinano tutte le attività di gestione, valorizzazione, comunicazione e promozione del sistema museale nazionale nel territorio regionale.

    ITINERARI CULTURALI

    Promuovono l’integrazione di percorsi culturali di fruizione e di itinerari turistico-culturali.

  • Comitato tecnico-scientifico per i musei e l'economia della cultura

    I Comitati tecnico-scientifici sono organi di consulenza del Ministero e, in particolare, delle Direzioni generali di settore.

    IL Comitato

    La Direzione generale Musei, nello svolgimento della propria attività e per le questioni di propria competenza, si avvale della consulenza del Comitato tecnico-scientifico per i musei e l’economia della cultura. L’organo consultivo è presieduto da Fabio Donato e composto da Paola Dubini, Pierluigi Sacco e Maria Utili e svolge le seguenti funzioni:

    • avanza proposte per la definizione di piani e programmi per i beni culturali e paesaggistici finalizzati a favorire l’incremento delle risorse destinate al settore;
    • esprime pareri, a richiesta del Segretario generale o dei direttori generali, ed avanza proposte su questioni di carattere tecnico-economico concernenti gli interventi per i beni culturali.

    (art. 26 del DPCM 171/2014)

Il museo in Italia

Nel 2014 il Decreto ministeriale Organizzazione e funzionamento dei musei statali ha introdotto grandi novità nell’organizzazione del sistema museale, definendo la missione dei musei e nuove modalità di gestione, e un forte investimento sulla valorizzazione del patrimonio culturale italiano.

Che cosa è un museo

“Il museo è un’istituzione permanente, senza scopo di lucro, al servizio della società e del suo sviluppo. È aperto al pubblico e compie ricerche che riguardano le testimonianze materiali e immateriali dell’umanità e del suo ambiente; le acquisisce, le conserva, le comunica e le espone a fini di studio, educazione e diletto, promuovendone la conoscenza presso il pubblico e la comunità scientifica”.

I musei statali sono dotati di autonomia tecnico-scientifica e svolgono funzioni di tutela e valorizzazione delle raccolte in loro consegna, assicurandone e promuovendone la pubblica fruizione.

Le attività di conservazione, valorizzazione e comunicazione dei musei sono finalizzate a promuovere la conoscenza e la pubblica fruizione del patrimonio culturale, come previsto dall’art. 9 della Costituzione, e sono organizzate in base a un programma di gestione.

La pubblica accessibilità delle collezioni presuppone funzioni di conservazione, per garantirne l’integrità fisica; di ordinamento, per assicurarne l’integrità culturale. Ogni museo ha come obiettivo l’ottimizzazione della pubblica accessibilità e la massimizzazione della soddisfazione dei bisogni (conoscitivi, estetici, sociali) del visitatore.

Il museo compie ricerche che riguardano le testimonianze materiali e immateriali dell’umanità e del suo ambiente.

In base alla Convenzione per la salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale UNESCO (17 ottobre 2003, adottata in Italia nel 2007), “per patrimonio culturale immateriale si intendono le prassi, le rappresentazioni, le espressioni, le conoscenze, le abilità – come pure gli strumenti, gli oggetti, i manufatti e gli spazi culturali agli stessi associati – che le comunità, i gruppi, ed in alcuni casi, gli individui, riconoscono come parte del loro patrimonio culturale. (…)” (art. 1).

“Il patrimonio culturale immateriale, come definito nel paragrafo 1. di cui sopra, si manifesta, tra l’altro, nei seguenti settori:

  1. tradizioni ed espressioni orali, ivi compreso il linguaggio in quanto veicolo del patrimonio culturale immateriale;
  2. arti dello spettacolo;
  3. consuetudini sociali, eventi rituali e festivi;
  4. cognizioni e prassi relative alla natura e all’universo;
  5. saperi e saper fare dell’artigianato tradizionale.” (art. 2)

Breve storia del museo in Italia [espandi]

Dopo l’Unità

All’indomani dell’Unità d’Italia (1861) e con le leggi di soppressione degli enti ecclesiastici (1867),  lo Stato acquisì le collezioni e i musei degli Stati preunitari, con la sola eccezione dei Musei Vaticani, e furono istituiti nuovi musei nazionali senza però creare un sistema integrato con i musei civici e locali, cosa che alla lunga produsse un solco nella gestione del patrimonio culturale fra lo Stato e gli altri enti territoriali.

Primi Novecento

Negli anni che precedono la Prima guerra mondiale, l’adozione e la riforma della prima legge di tutela (tra il 1902 e il 1909), insieme alla riorganizzazione della Direzione generale delle antichità e belle arti, portarono alla nascita delle Soprintendenze, a cui furono assegnati i musei statali.

Il Dopoguerra

Nel generale clima di rinnovamento che contraddistinse il secondo dopoguerra, la vita dei musei riprese. Nel 1950, in Italia, si contavano 451 musei, incluse le residenze e i complessi monumentali. Già negli anni Sessanta, mentre i musei degli enti locali ottenevano un loro riconoscimento giuridico di musei ‘non statali’ (Legge 22 settembre 1960, n. 1080), la Commissione parlamentare incaricata di studiare un assetto amministrativo per i beni culturali segnalò l’opportunità di dare autonomia ai maggiori musei statali e di adottare norme comuni per tutti i musei, statali e di enti locali, in modo da superare i problemi di concertazione e di coordinamento delle rispettive funzioni territoriali.

I Settanta

Con le leggi delega degli anni 70 si trasferirono dallo Stato alle regioni le competenze in materia di istituzione, ordinamento e funzionamento dei musei, producendo un effetto eterogeneo e un quadro complessivamente disarticolato della gestione dei beni culturali. Nell’ambito delle competenze territoriali delle Soprintendenze, la coeva istituzione del Ministero per i beni culturali e ambientali (1975) continuò a sacrificare l’autonomia dei musei statali.

Gli standard per i musei

Il panorama dei musei ha provato a riorganizzarsi in sistema integrato con il Decreto legislativo n. 112 del 1998 (l’ultimo atto del processo di decentramento avviato dai padri costituenti). Le Regioni e le Province autonome venivano chiamate a operare in materia di beni e attività culturali, con ruolo sussidiario e complementare a quello statale. La proposta di trasferire la gestione di parte dei musei statali agli enti territoriali prevista dall’art. 150 si è risolta in un nulla di fatto.

Il Decreto ha avuto come conseguenza la produzione (ai sensi del comma 6 dello stesso art.150) dell’Atto di indirizzo sui criteri tecnico-scientifici e sugli standard di funzionamento e sviluppo dei musei (DM 10 maggio 2001). Il provvedimento – scaturito dall’impegno congiunto della Conferenza delle regioni, degli enti locali, del Ministero per i beni e le attività culturali e dal Comitato nazionale italiano dell’ICOM – che ha restituito dignità al museo in un contesto segnato dai principi innovativi sanciti dal Codice dei beni culturali e del paesaggio (DL n. 42 del 22 gennaio 2004).

Verso il Sistema museale Nazionale

Nel 2004 il Codice dei beni culturali e del paesaggio ha rilanciato la visione integrata del patrimonio culturale italiano nel rispetto dell’art. 9 della Costituzione repubblicana. Con il Codice il museo finalmente cessa, anche a livello normativo, di essere uno statico contenitore di oggetti o di collezioni di oggetti, e diventa “una struttura permanente che acquisisce, conserva, ordina ed espone beni culturali per finalità di educazione e di studio” (art. 101); dunque deve dotarsi di uno statuto e di un regolamento, deve rispettare determinati criteri tecnico-scientifici e avere un’organizzazione e delle professionalità che lo facciano vivere.

Col suo reiterato richiamo alla collaborazione di Stato, Regioni, enti locali e città metropolitane, il Codice ha aperto le porte al ripensamento globale del sistema di tutela e di gestione del patrimonio culturale italiano, rendendo possibile la riforma del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo (DPCM n. 171 del 2014), che ha istituito la nuova Direzione generale Musei.

Una gestione da governare

La proliferazione di musei che ha contraddistinto l’Italia negli ultimi venti anni del Novecento (1631 nel 1980, 3311 nel 1996), è confermata dai risultati dell’indagine ISTAT del 2011: con 3.847 musei censiti, l’Italia resta il «paese del museo diffuso». Il panorama museale generale, oltre che ricco, complessivamente si può dire sia piuttosto giovane. In questo scenario in evoluzione, nel 2001 sono stati prodotti i primi standard museali e predisposti i livelli minimi uniformi di qualità delle attività di valorizzazione previsti dal Codice. Il Sistema museale nazionale si è avviato a divenire una realtà, e la Direzione generale Musei ne assume oggi la regia.

L’IDENTITÀ DEL MUSEO

Ogni museo ha un suo statuto, redatto secondo quanto previsto dall’Atto di indirizzo sui criteri tecnico-scientifici e sugli standard di funzionamento e sviluppo dei musei (DM 10 maggio 2001) ed è dotato di un proprio bilancio, redatto secondo principi di pubblicità e trasparenza, che evidenzia la pianificazione e i risultati della sua gestione finanziaria e contabile.

Statuto

Il fatto che ogni museo sia dotato di uno statuto e di un regolamento se non ha lo status giuridico di ente autonomo, costituisce un requisito minimo per il riconoscimento di un museo. Perché si possa parlare di museo deve esistere un atto scritto dove siano dichiarate finalità e funzioni, e il suo governo e la sua gestione siano regolamentati.

In base a quanto previsto dall’Atto di indirizzo sui criteri tecnico-scientifici e sugli standard di funzionamento e sviluppo dei musei:

“Ogni museo deve essere dotato di uno statuto e/o di un regolamento scritto che, al di là dell’atto costitutivo, e in aderenza alla definizione generale di museo, individui chiaramente:

  • la sua natura di organismo permanente e senza scopo di lucro;
  • la missione e le finalità del museo;
  • le forme di governo e di gestione;
  • l’assetto finanziario e l’ordinamento contabile;
  • le norme in materia di personale;
  • le dotazioni di carattere strutturale e le norme in materia di sicurezza;
  • il patrimonio;
  • i principi generali per la gestione e cura delle collezioni;
  • i principi generali di erogazione dei servizi al pubblico;
  • le modalità di raccolta dei dati sull’attività e la gestione del museo, a fini statistici e di programmazione;
  • i compiti e le funzioni che il museo intende assumere in riferimento al contesto territoriale, nonché nell’ambito di una eventuale organizzazione in forma associata.

La responsabilità primaria di dotare i musei da loro dipendenti di uno statuto e/o di un regolamento strutturato spetta all’Ente proprietario o all’Amministrazione responsabile.
L’organo di governo del museo è tenuto ad approvare e rendere pubblico un documento programmatico che, in adesione allo statuto e/o al regolamento del museo, ne individui gli obiettivi annuali e pluriennali”.

Organizzazione

Ogni museo ha 5 distinte aree funzionali, ognuna assegnata a una o più unità di personale responsabile:

  1. direzione;
  2. cura e gestione delle collezioni, studio, didattica e ricerca;
  3. marketing, fundraising, servizi e rapporti con il pubblico, pubbliche relazioni;
  4. amministrazione, finanze e gestione delle risorse umane;
  5. strutture, allestimenti e sicurezza.

Il direttore del museo è il custode e l’interprete dell’identità e della missione del museo, nel rispetto degli indirizzi del Ministero.

Modelli di gestione

La Convenzione di Faro, promossa dal Consiglio d’Europa ed entrata in vigore nel 2011, di recente sottoscritta dall’Italia, rappresenta il modello principale di riferimento. Tale modello prevede una sinergia fra pubbliche istituzioni e portatori d’interesse interessati a tutelare, valorizzare e trasmettere ­– con azioni di sostegno condivise – l’eredità culturale alle generazioni future.

La Direzione generale assicura il proprio supporto operativo alla creazione di Fondazioni di partecipazione o di altri modelli di gestione in grado di progettare e coordinare strategie di sviluppo culturale e turistico, e di integrarle con le infrastrutture presenti e le risorse rappresentative dell’identità di un’area.

Gli standard di controllo e valutazione

In coerenza con gli standard stabiliti dall’Atto di indirizzo sui criteri tecnico-scientifici e sugli standard di funzionamento e sviluppo dei musei, il Direttore generale Musei predispone standard di funzionamento e sviluppo dei musei e ne verifica il rispetto da parte dei musei statali. Valuta inoltre le singole gestioni in termini di economicità, efficienza ed efficacia, nonché di qualità dei servizi di fruizione e di valorizzazione erogati.

Gli standard museali

L’Atto di indirizzo sui criteri tecnico-scientifici e sugli standard di funzionamento e sviluppo dei musei definisce requisiti minimi, valori di riferimento, atti dovuti, linee guida, criteri operativi, procedure. E’ un manuale di qualità, un utile strumento di diagnosi e di autovalutazione della situazione in cui si trovano i musei italiani.

Il testo è articolato in otto ambiti di riferimento: I Status giuridico; II Assetto finanziario; III Strutture; IV Personale; V Sicurezza; VI Gestione delle collezioni; VII Rapporti con il pubblico e relativi servizi; VIII Rapporti con il territorio.

Le prescrizioni e le indicazioni contenute nel decreto ministeriale hanno gradi differenziati di efficacia nei confronti dei destinatari. Sono ineludibili le prescrizioni che riguardano la sicurezza delle persone e delle cose; mentre si lasciano ampi margini di discrezionalità per quanto riguarda le attività promozionali e didattiche.

Tra i pochissimi obblighi chiaramente esplicitati nel testo, due sono indicati come irrinunciabili:

  • dotare il museo di uno statuto o di un regolamento;
  • individuare chiaramente il responsabile delle collezioni e delle attività.

L’Atto di indirizzo è un’opportunità di riconoscimento e di affermazione di diritti e di doveri, che apre la prospettiva di un accreditamento consapevole e responsabile nel mondo dei musei.

Il Sistema museale nazionale

Il Sistema museale nazionale è finalizzato alla messa in rete dei musei italiani e all’integrazione dei servizi e delle attività museali.

Tutti i musei organizzati nel rispetto dell’Atto di indirizzo sui criteri tecnico-scientifici e sugli standard di funzionamento e sviluppo dei musei possono entrare a fare parte del Sistema.

Comprende i musei statali e, ove siano state stipulate apposite convenzioni, ogni altro museo di appartenenza pubblica o privata, ivi compresi i musei scientifici, i musei universitari e i musei demoetnoantropologici.

Si articola in sistemi museali regionali e sistemi museali cittadini. Le modalità di organizzazione e di funzionamento di questa rete nazionale sono stabilite dal Direttore generale Musei, cui competono la promozione, lo sviluppo e la realizzazione del Sistema, al fine di favorire un dialogo continuo fra le diverse realtà museali pubbliche e private del territorio, e dar vita a un’offerta integrata di attività e di servizi al pubblico.

I musei statali

L’insieme dei musei statali è composto da 30 Musei di rilevante interesse nazionale, dotati di autonomia speciale, e da circa 400 istituti tra musei, aree e parchi archeologici e monumenti distribuiti sul territorio italiano che dipendono da 17 Poli museali regionali – fatta eccezione per le regioni a statuto speciale Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige e Sicilia.

I musei dotati di autonomia speciale

Nel 2014/2015 nascono i primi 20 musei dotati di autonomia scientifica, finanziaria, contabile ed organizzativa: la Galleria Borghese, le Gallerie degli Uffizi, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, le Gallerie dell’Accademia di Venezia, il Museo di Capodimonte, la Pinacoteca di Brera, la Reggia di Caserta, la Galleria dell’Accademia di Firenze, le Gallerie Estensi di Modena e Ferrara, le Gallerie Nazionali d’arte antica di Roma, il Museo Nazionale del Bargello, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, il Museo Archeologico Nazionale di Taranto, il Parco archeologico di Paestum, il Palazzo Ducale di Mantova, il Palazzo Reale di Genova, il Polo Reale di Torino, la Galleria Nazionale delle Marche e la Galleria Nazionale dell’Umbria.

Nel 2016, con la seconda fase della Riforma dei beni culturali, i Musei autonomi diventano 30. Costituiscono nuovi istituti culturali e parchi archeologici autonomi: il Complesso monumentale della Pilotta di Parma (Biblioteca palatina, Galleria Nazionale, Museo Archeologico Nazionale); i Musei delle Civiltà all’EUR (Museo Nazionale Preistorico e Etnografico, Museo nazionale delle arti e tradizioni popolari, Museo dell’Alto Medioevo); il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia (Roma); il Museo Nazionale Romano; il Museo storico e il Parco del Castello di Miramare a Trieste; il Parco Archeologico dell’Appia Antica; il Parco archeologico dei Campi Flegrei (Bagnoli, Baia, Bacoli e Pozzuoli); il Parco archeologico di Ercolano; il Parco archeologico di Ostia Antica; Villa Adriana e Villa d’Este (Tivoli).

Restano dotate di autonomia speciale anche la Soprintendenza speciale per il Colosseo e l’area archeologica di Roma e la Soprintendenza speciale per Pompei.

I Poli museali regionali

I Poli museali regionali assicurano sul territorio il servizio pubblico di fruizione e di valorizzazione degli istituti e dei luoghi della cultura in consegna allo Stato o allo Stato comunque affidati in gestione, provvedendo a definire strategie e obiettivi comuni di valorizzazione, in rapporto all’ambito territoriale di competenza. I Poli promuovono l’integrazione dei percorsi culturali di fruizione e dei conseguenti itinerari turistico-culturali.

Nel 2016 viene ulteriormente ampliata la mappa dei musei e dei luoghi della cultura affidati alla gestione dei Poli museali regionali.

NORMATIVA E TESTI DI RIFERIMENTO

La normativa in Italia e i testi di riferimento:

Testi di riferimento a livello internazionale:

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